Ieri ho scritto su twitter uno sfogo, per quanto sgradevole solo uno sfogo, senza ombra di violenza. Ho scritto che Borriello, che diceva a Saviano di aver lucrato sulla sua citta’, per me poteva fottersi&morire.
Sono stato “rimproverato” dicendomi “Morire come il padre? Lui e’ stato ucciso dalla camorra, non quello di Saviano”.
A quel punto ho provato a mettermi nei panni (che mi starebbero stretti) di Borriello. Ho pensato che se io fossi stato vittima della camorra sarei stato felice che qualcuno la denunciasse al posto mio, e’ ovvio che sono denunce pericolose che la maggior parte delle persone non hanno coraggio di fare. La prima cosa che ho fatto stamattina, non sono superficiale, non ci riesco, sono andato a cercarmi notizie sulla morte del padre di Borriello.
E’ vero, Vittorio Borriello, detto “Biberon”, e’ stato ucciso dalla camorra ma era un usuraio controllato dal clan dei Mazzarella. *

Ora ancora di piu’ mi incazzo e gli dico MUORI. Il figlio di un usuraio che accusa un giornalista, che ora rischia la vita per le denunce, di lucrare su Napoli quando lui stesso e’ cresciuto con i soldi che il padre ha fatto lucrando sulla povera gente.
Pare sia stato ucciso quando ha tentato di riscuotere 300 milioni di lire come interessi su un prestito. E la fonte e’ attendibile trattandosi di un pentito che si autoaccusa del delitto.

Non sono semplici frasi ed esternazioni. Da sempre quando qualcuno sente l’obbligo di attaccare giornalisti e PM e di difendere, anche velatamente, la Camorra o invocare che cada il silenzio su quelle terre, manda dei segnali chiari ai camorristi. “Io non vi daro’ problemi”

* http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Camorra-all%27-attacco/2049361

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