polpette

31/10/2014
12:30
“Ciao, ma vieni da mamma?”
“Ciao pa’, certo, ma stacco all’una come ieri, dì a mamma che le porto le polpette.” :o)

12:50
“Lu’, stai arrivando?”
“Pa’, sei sempre il solito, se ti ho detto che stacco all’una…” ^_^”’
“No, perché pare sia peggiorata”
[flashhhhh] o _ O

13:05
“Pa’, ma dove siete? Dov’è mamma? Sono in stanza ma non c’è neppure il letto” :o|
“Siamo nello stanzino all’ingresso, vieni qui”

13:06
“Ciao, che ti hanno detto? Dov’è mamma” @_@
Mamma non c’è più
“” 😥   :,(  :,_   ..,_   ….   ..   .

Mai, mai scorderò
l’attimo, la terra che tremò.
L’aria s’incendio’ e poi
silenzio.

Ognuno reagisce a modo proprio, ognuno ha un ricordo specifico legato a un fatto traumatico. Un’ancora, un qualche dettaglio che assurge a simbolo di tutto. Una sorta di sineddoche (sineddoche???). E però quando questo dettaglio è una polpetta è inevitabile essere portati a fare un sorriso.

Perché per me quello è il giorno delle polpette. Gliele avevo promesse il giorno prima, Patty (insieme al 60% di Niccolò) si era alzata all’alba per preparargliele. Le avevo nel frigo dell’ufficio, dovevo portargliele a pranzo. Ma non ce l’ho fatta.

Le ho poi mangiate io, zuppe di lacrime, due giorni dopo (erano rimaste in frigo, tranquilli).

“Prossima fermata: Carducci”, che era l’avviso che stavo per abbracciare mia madre, è diventato un tormento biquotidiano.

La vita continua a scorrere, tutto riprende la normalità, ma non si può non sentire il peso del vuoto.

Come scrivevo un anno fa: “Non siate mai avari di abbracci con i genitori. Un giorno non potrete più darli e vi peseranno nelle braccia.”

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