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Ricordo con tenerezza i momenti in cui, adolescente, ci si scambiavano le frasi sui diari. Ve lo ricordate? Alcune erano chicche, altre frasi straordinariamente abusate. Negli anni 90 andavano per la maggiore quelle di Jim Morrison anche frasi da lui mai dette o pensate, erano comunque sue.

Una di quelle che ricordo di aver ricevuto e scritto decine di volte è: “Meglio bruciare subito che spegnersi lentamente (Jim)” Perché il cognome era oramai inutile, nessuno avrebbe pensato a Big Jim come firmatario di una frase tanto profonda.

Io ci ho creduto davvero, e forse è insito nell’adolescenza questo romanticismo autolesionista ma quando a Giugno mi hanno diagnosticato una Ipertensione di terzo grado (204/137=prontosoccorso) con eliminazione coatta di caffe, liquirizia, cioccolato, formaggio, sale, zucchero, sigarette ed ogni tipo di alcolici… beh.

Ho pensato che forse anche spegnersi lo lentamente (ma moooolto lentamente) aveva il suo fascino.

  • Dovevo perdere 10 chili per abbassare la pressione: ok, adoro le verdure
  • Lasciare a casa l’auto e andare in bici, sono diventato un paladino della vita senza auto
  • NuotareNuotareNuotare: ok, rispolverato il costumino, iscritto in piscina e cetaceizzato! Mens Sana in Corpore Sano
  • Fumare? 5€ * 365 = 1825€. In pratica smettere di fumare ti fa uscire 3 rate gratis del mutuo ogni anno.

Alla fine ho iniziato a crederci davvero! Il corpo è il nostro tempio. E devo dire che quella frase, che fosse o no di Jim Morrison o Big Jim [o il Jim di “La vita secondo Jim” (according Jim per i fanatici dello streaming originale) ]  è una cagata pazzesca.

Sto decisamente meglio, la pressione è scesa, la pancia pure, andare a lavoro in bici ci metto pochi minuti in più che in auto e soddisfo il mio EcoEgo.

Si, le ragazze non si fanno impressionare da un tizio di mezza età col caschetto e la bici scadente (quella buona mi è stata trafugata) ma alla fine, è un mezzo di trasporto futuristico: pesa pochi kg, lo parcheggi ovunque e puoi far palestra mentre viaggi.

Loro hanno l’auto e se la tirano, io sono un uomo Next Generation.

Nativo analogico ma moderno dentro, e non più solo per la pressione.

Bevi impreca tromba


La storia di un monaco indiano che, dopo aver passato l’intera vita a meditare, decide che per raggiungere il Nirvana deve viaggiare per un anno. Parte dall’india dove trova milioni di morti di fame, va in cina e deve fare 9 giorni di coda con un camionista mongolo per arrivare in citta’. Va quindi in  Thailandia e qui, seguendo un buffo italiano, si trova circondato da ragazzine seminude. Scoperto il sesso decide di andare in Italia. Qui scopre che il paese piu’ bello del mondo ha un leader molto folkloristico che sta distruggendo il paese, ma poi vede la TV si scofana di pasta, si innamora della pizza e della velina mora e dimentica tutto il resto, tranne il nome del finalista di xfactor. Decide quindi di concludere la sua esperienza a New York dove nessuno se lo fila ed anzi rischia di essere linciato dal ku klux klan in una manifestazione anti Obama. Ebbro di emozioni inizia a bucarsi, totalmente ubriaco, in lacrime di gioia sul pavimento di un motel a ore.

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Premesso ieri sera ho fatto una delle migliori cene della mia vita alla Grotta della Locanda (Campoli Appennino, FR) ed un vino degli Appennini certo più tosto del Barbera o Freisa a cui sono abituato. Arrivo in questo b&b nei pressi di Sora (FR) (ci credete se dico che ci sono attività commerciali che si chiamano “La Tata”) e trovo questa stanza decorata con alberi neri dipinti fronte letto (come da foto) e sopra il letto e qui, indubbiamente complici vino, alberi, doppio antibiotico potente, massicce dosi di Aulin e senso di impotenza dalla gita pomeridiana a L’Aquila (ho pianto e mi sono arrabbiato ma seguirà altro post) ho avuto incubi strani. Ci tenevo a scriverli subito (sono le 5 ora) prima di dimenticarli dato che non ricordo mai i miei sogni. Ero in una specie di Luna Park al contrario, un sacco di gente, la sensazione che fosse una sagra di paese ma dove tutto era lugubre, triste.. tutti mi guardavano in modo torvo e accusatorio; sembravano processioni di spettri.

I QUATTRO LUOGHI

Quattro sono i luoghi che ricordo nettamente oltre alla continua scorribanda di spettri. Fra uno e l’altro mi sono svegliato sempre più agitato ed avevo l’albero della foto davanti a me.

1) La zattera

Una donna su una zattera triangolare al centro di un fiume. La manovrava con maestria tale da recuperare tutto il cibo intorno e non farci salire altri. Era coltivata ai 3 angoli.

2) L‘olio

Una signora mi chiede di provare la loro specialità terapeutica, bagni in “vero olio abruzzese, ma l’olio nostro, quello buono” mi stendo e che bella sensazione, tutto nudo, molto rinfrescante e quando sento che potrei dormire inizia a dire, come fosse una battuta tipica, che ora accende il fuoco e ci frigge; gli altri avventori ridacchiano e guardano la reazione dell’ultimo venuto, io, ovviamente terrorizzato.

3) La gente felice

Uno squarcio nel quadro generalmente tetro. Un portone di legno, puntellato affaccia su una tipica disxesa dei paesi/città di montagna, sembra quella che dal centro de L’Aquila porta a San Bernardino ma anche quella di Assisi che porta a San Francesco. Vedo gente seduta fuori dai bar che in modo invitante mi porgono il loro calice e sono tentato di entrare, quando sa dietro le mie spalle gli spettri delle processioni arrivano e iniziano a insultare quelli dentro, il loro sguardo raggelante e carico di odio dice, senza parole, “noi siamo caduti per la città e voi invece continuate a cercare il divertimento”

4) Il pub

Questo il più breve buffo di tutti. Entro in un pub, anche qui tutto molto tetro, pieno di polvere e ragnatele e con gente tetra vestita in modo cupo ed ancge scura in volto. Appena entrato parte un mormorio di disapprovazione molto rumoroso, il barista seccato dice a mezza voce ma con l’intenzione di farsi sentire “eccone un altro, vuoi provare anche tu?” indicando uno stanzino buio. Il gioco consiste del bere 5 birre e poi costruire un edificio di almeno 4 piani con le carte da gioco, se riesco ho le birre gratis, se non riesco devo sedermi li con gli altri e starci finché non saremo riusciti tutti. Poi sogghigna dicendo “a L’Aquila non ci riesce nessuno” mi sveglio, gli alberi neri. E sento di dover fotografare questi momenti.

Uomini SUVumani

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La bicicletta è un mezzo di trasporto piuttosto antico ed all’inizio, qualche anno fa, quando ho ripreso ad usare la bici per andare a lavoro per motivi sia ecologici che economici.. ma anche, diciamolo, per perdere qualche chilo, mi sono sentito regredire.

Figurarsi se mettevo il caschetto, ridicolo. Passano poche settimane dal mio dimezzamento di ruote ed una caro amico, poco più che 50enne viene “sfiorato” da un’auto, che probabilmente sotto i 100q non dà peso a nulla. Appena sfiorato. Ma cade sul marciapiede, batte la testa, e muore sul colpo.

Allora decisi che sopravvivere un altra 50ina di anni valeva bene un po’ di ridicolo (mi sono ripromesso di vedere un mondo senza Berlusconi prima di lasciarlo).

Ora che sfreccio con la mia bici per la città, senza far rumore, senza inquinare e badando alla sicurezza mi sento meno cretino. Il mio android  fa buona musica.

Mi guardo intorno e vedo gente irritata, che spende per muoversi più di quel che vale occupando più spazio di quanto merita. Li vedo urlare, sbraitare con gli occhi accecati dall’ira per non essere potuti arrivare al semaforo rosso 10 secondi prima.

Ci va poco ad immaginarli con delle clave a darsi legnate. Li guardo e penso che il futuro sono io. Loro sono preistorici e subumani.

Anzi, SUVumani.

Borriello e la camorra

Ieri ho scritto su twitter uno sfogo, per quanto sgradevole solo uno sfogo, senza ombra di violenza. Ho scritto che Borriello, che diceva a Saviano di aver lucrato sulla sua citta’, per me poteva fottersi&morire.
Sono stato “rimproverato” dicendomi “Morire come il padre? Lui e’ stato ucciso dalla camorra, non quello di Saviano”.
A quel punto ho provato a mettermi nei panni (che mi starebbero stretti) di Borriello. Ho pensato che se io fossi stato vittima della camorra sarei stato felice che qualcuno la denunciasse al posto mio, e’ ovvio che sono denunce pericolose che la maggior parte delle persone non hanno coraggio di fare. La prima cosa che ho fatto stamattina, non sono superficiale, non ci riesco, sono andato a cercarmi notizie sulla morte del padre di Borriello.
E’ vero, Vittorio Borriello, detto “Biberon”, e’ stato ucciso dalla camorra ma era un usuraio controllato dal clan dei Mazzarella. *

Ora ancora di piu’ mi incazzo e gli dico MUORI. Il figlio di un usuraio che accusa un giornalista, che ora rischia la vita per le denunce, di lucrare su Napoli quando lui stesso e’ cresciuto con i soldi che il padre ha fatto lucrando sulla povera gente.
Pare sia stato ucciso quando ha tentato di riscuotere 300 milioni di lire come interessi su un prestito. E la fonte e’ attendibile trattandosi di un pentito che si autoaccusa del delitto.

Non sono semplici frasi ed esternazioni. Da sempre quando qualcuno sente l’obbligo di attaccare giornalisti e PM e di difendere, anche velatamente, la Camorra o invocare che cada il silenzio su quelle terre, manda dei segnali chiari ai camorristi. “Io non vi daro’ problemi”

* http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Camorra-all%27-attacco/2049361

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Devo dire che mi aveva sorpreso. Questa idea che, sfiorarando una delle persone a cui erano particolarlmente legati i protagonisti si risvegliasse in loro il ricordo e ne fossero felici mi piaceva proprio tanto, geniale anche il fatto che Jack si sia ripreso i ricordi sfiorando la bara del padre… tutto PERFETTO. Fosse finito in quel momento sarebbe stato un finale geniale. O magari tutti che si ritrovavano ed erano felici, salvi nel mondo civile ma con tutti i ricordi dell’isola. Invece. Zac. Banale, assurdo e malfatto colpo di teatro. In realtà tutti morti e non se ne rendevano conto. Una specie di 6 senso (per quello rompevano con sto SEI?) fatto male perché prima di scoprire di essere morti tutti hanno interagito fra loro, Desmond, morto, guidava l’auto. O mi è sfuggito qualcosa (tornavo da una breve vacanza ed ho visto di filata gli ultimi 5 episodi) o è finito davvero in un modo pessimo. Per me, finisce quando Jack sfiora la bara e cercherò di rimuovere gli ultimi minuti.

A parte il fatto che io la Peroni non la compro già di mio per motivi degustativi, accusarla di apologia del fascismo perché, mostrando tutti gli stemmi usati dalla nazionale italiana, mostri anche quello del ’38 mi sembra assurdo. Anche la cancellazione della storia e dei simboli è dittatura. Il fascismo, purtroppo, fa parte della nostra storia e sarebbe stato ipocrita mostrare tutti i simboli esposti dalla nazionale italiana tranne quello del ’38. Si dice sempre “per non dimenticare” e poi si vorrebbero nascondere le proprie vergogne.

La fantascienza a 6 anni

È sempre affascinante discutere con i bambini quando si è disposti a seguirli sui loro ragionamenti. Ieri il mio nipotino Giuseppe, quasi 6 anni, ha carpito un discorso fra me ed un’adulta, si parlava dei film di fantascienza a scopo di denuncia sociale (Avatar è uno degli ultimi ma non certo il primo) e siamo finiti su “District 9” che a me era piaciuto. Ad un certo punto, tentando come sempre di attrarre la mia attenzione ha esordito con:
Giuseppe: gli esseri umani vivono sulla luna!!!
Io: a sì? E noi cosa siamo
G: Noi siamo Bambini!!!
Io: (ad una risposta così convinta resto ad osservarlo)
G: (incoraggiato dalla mia attenzione incalza) e speriamo non vengano mai sulla terra, gli esseri umani (bisbiglia) hanno le pistole.
Io: e noi non le abbiamo le pistole sulla terra?
G: (scoppia a ridere come se avessi detto la cosa più sciocca del mondo) I Bambini (oramai assurti a rango di abitanti della terra) non hanno le pistole. Anzi sì, ma solo i cacciatori; solo loro possono sparare.

Ed ora

Dopo mesi di preparazione, studio e arrabbiature lo spettacolo teatrale “Family Circles” e’ andato a buon fine. I commenti sono stati positivi e soprattutto mi ha fatto piacere sapere che gli Extranei sono cresciuti, me lo ha detto il pubblico.
Ed ora? Sto visionando un paio di copioni teatrali, ne sto traducendo uno per un corto e sto leggendo il programma del Salone del Libro di Torino. (eccovelo Programma salone del Libro di Torino )

Ma che davvero?

Fino ad ora non sapevo cosa fosse un Blog Candy. Ed in genere sono contrario a pubblicizzare cose solo per guadagno. Ma poi ho visto il blog e mi e’ sembrato utile segnalarvi questo libro.
“Quello che le mamme non dicono” di Chiara C. Santamaria.
Io lo comperei gia’ solo per il sottotitolo: “Dal Pampero ai Pampers”

Quello che le mamme non dicono